Vincenzo Manes

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Il contrasto politico che ostacola il rilancio degli stabilimenti di Barga

La KME, multinazionale metallurgica della quale Vincenzo Manes ricopre il ruolo di presidente dal 2012, dopo un periodo di profonda crisi che ha quasi portato alla chiusura della fabbrica di Fornaci di Barga, ha presentato alla Regione Toscana e al Ministero dello sviluppo Economico un importante piano di rilancio da circa 70 milioni di euro.

Il progetto presenta i seguenti obiettivi:

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Rivalorizzazione KME: nuova partnership di Vincenzo Manes con la Cina

Intek Group, la holding gestita da Vincenzo Manes che controlla il gruppo industriale KME, rilevato diversi anni fa dalla famiglia Orlando, ha deciso di vendere parte delle attività ai cinesi della Zhejiang Hailiang co. Si tratta della principale società cinese nel settore delle barre di ottone e dei tubi di rame e già ad oggi vanta ingenti quote di mercato sia in America che in Asia, pur non essendo ancora riuscita a farsi largo nel mercato europeo.

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Terzo settore tra potenzialità, esigenze e nuove sfide secondo De Bortoli

In un’intervista su Forbes l’ex direttore di Corriere della Sera e de Il Sole 24 Ore Ferruccio De Bortoli si interroga sull’importanza, spesso trascurata, delle realtà solidali italiane. Il capitale sociale della solidarietà, composto da volontari.

De Bortoli non è nuovo di una certa idea di terzo settore, essendo da 4 anni parte del consiglio di amministrazione di Vidas, associazione dedicata all’assistenza dei malati terminali. Una onlus che fa impresa, rispettando standard qualitativi e di bilancio eccellenti e fornendo assistenza ad oltre 1.600 malati nell’arco degli ultimi 12 mesi. Un modello sostenibile, nel pieno rispetto dei criteri Esg, assai vicino a quello promosso da Vincenzo Manes con la sua Fondazione Dynamo.

Sebbene ancora culturalmente lontani dal modello anglosassone, gli italiani risultano essere sempre più attenti al bene comune: un vero e proprio “esercito di volontari” composto da 6 milioni di persone, unito ai tantissimi donatori che decidono di dedicare il 5 per Mille o ulteriori fondi alle cause sociali.

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La reputazione dell’Italia e lo Spread Civico

Si parla molto di spread come misura della stabilità economica del nostro Paese, confrontando il rendimento dei titoli di Stato italiani con quelli tedeschi. In questo articolo pubblicato il 7 gennaio sul Corriere della Sera e sulla realtiva piattaforma web, Vincenzo Manes suggerisce una nuova interpretazione del concetto di "spread" mettendo al centro non solo i risultati di industria e commercio ma anche il senso civico di una nazione, la qualità della sua classe dirigente, la capacità di cooperazione e solidarietà delle parti sociali. Quella nozione di "bene comune" messa in crisi dall'evoluzione socio-economica degli ultimi che sembra anteporre l'interesse individuale al collettivo, quasi fosse l'unica strada per lo sviluppo economico. Valori chiari nella mente degli italiani negli anni del Dopoguerra, quando il Paese è stato ricostruito con uno straordinario sforzo di coesione, alimentato da senso di solidarietà e coscienza comune. Come gettare allora le basi di un nuovo Miracolo Italiano?

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Una mini patrimoniale volontaria sulla ricchezza finanziaria: la proposta di Enzo Manes

La tematica e scottante ma il dibattito è povero di idee pratiche e soluzioni sostenibili economicamente. Imprenditore e filantropo, dall’impegno in Dynamo Camp alla riforma del Terzo Settore con l’istituzione e la presidenza di Fondazione Italia Sociale, Vincenzo Manes è da sempre attento alle tematiche della cooperazione tra privato e pubblico in vista di obiettivi di interesse collettivo nazionale.

Negli articoli pubblicati sulle due testate nazionali Manes non perde occasione per sottolineare il rischio di un approccio individualista alle problematiche e alle paure che affliggono il popolo italiano: la precarietà del lavoro, la povertà, la perdita d’identità minacciata dall’immigrazione. Il quadro sociale restituito è quello di un’Italia involuta su se stessa, trincerata dietro un istinto di autodifesa che colpisce ogni categoria penalizzando inevitabilmente ogni iniziativa di cooperazione in vista di un bene comune.

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“Unopermille, tutti per uno” - di Vincenzo Manes

Un’idea per l’Italia? Prelevare una piccola percentuale della ricchezza finanziaria privata per investirla nel terzo settore, che è a forte intensità di lavoro ed è quindi in grado di generare nuova occupazione. In questo modo si raccoglierebbero 5 miliardi di euro

1. La ricchezza netta familiare, calcolata come la somma delle attività reali e finanziarie e al netto dei debiti, presenta (dato 2013) un valore medio per l’area dell’euro di circa 230.000 euro. Tra i paesi con maggiore popolazione, l’Italia ha una ricchezza netta media familiare relativamente elevata nel confronto internazionale (275.200 euro). Il totale complessivo supera i 10mila miliardi euro. Di questi poco meno della metà sono riferibili alla ricchezza finanziaria. Se calcolata in rapporto al reddito disponibile, la ricchezza finanziaria delle famiglie italiane è in media ancora più elevata rispetto agli altri paesi del confronto.

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Le responsabilità (e i silenzi) della borghesia italiana - di Enzo Manes

Non è vero infatti che dall'inasprimento del clima sociale siamo colpiti tutti nella stessa maniera: i più deboli, quelli con meno risorse e mezzi, lo sono molto di più rispetto ai cosiddetti «ceti riflessivi»

C’è qualcosa di paradossale nella rivolta italiana contro l’élite. Non dal lato, comune ad altri Paesi, della sollevazione populista. Quanto per il ruolo dell’establishment. Di fronte all’ondata anti-elitaria solo in Italia una parte così ampia di chi detiene il potere – dai media alle professioni intellettuali, dagli imprenditori ai vertici dell’amministrazione – ha perso la voce o addirittura l’ha prestata ai nuovi vincitori. La borghesia italiana, come in altri tempi si sarebbe chiamata, è muta. Indifferente come se il futuro del Paese non la riguardasse.

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Dynamo Camp 2018: 8000 persone a Limestre per l’Open Day. Anche Jovanotti a sorpresa sul palco per donare un sorriso ai bambini

Il progetto Dynamo si prende cura di bambini nati in tutte le regioni italiane e li accoglie anche in outreach presso case famiglia, ospedali, associazioni di pazienti e a bordo del truck Dynamo Off Camp. La terapia ricreativa rappresenta le fondamenta dalle quali hanno origine tutti i programmi Dynamo e ha l’obiettivo di far divertire i bambini, cercando allo stesso tempo di stimolarne la capacità di nutrire fiducia e speranza per il futuro.

Nel primo weekend di ottobre 2018 oltre 8000 persone, provenienti da ogni parte d’Italia, si sono radunate a Limestre per partecipare all’Open Day di Dynamo Camp. I visitatori hanno avuto la possibilità di entrare in contatto con il primo camp di terapia ricreativa in Italia, un progetto che da oltre 10 anni si occupa di organizzare attività ludiche in favore di bambini e ragazzi con età compresa fra i 6 e i 17 anni, affetti da gravi patologie (o patologie croniche) e delle loro famiglie.

 

Gli ospiti dell’Open Day 2018

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Nasce Nextep Investments – La sostenibilità come leva per creare valore

Investing in a sustainable tomorrow”  recita il pay off di Nextep, società benefit promossa da IntekGroup S.p.A., Diva Moriani e Nativa S.r.l. come prima piattaforma d’investimento italiana in aziende interessate ad integrare la sostenibilità nel proprio modello di business.

Sostenibilità intesa come innovazione e leva di crescita del valore, sia economico che ambientale e sociale. Perché le aziende sostenibili guadagnano di più e presentano rischi inferiori.

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Inaugurata la pista di atletica del Campone grazie all'appoggio di Vincenzo Manes

Finalmente la Valle del Serchio, e i tanti atleti presenti sul territorio, hanno la loro pista di atletica: un impianto nuovo di zecca in grado di far allenare con comodità e senza grandi spostamenti gli sportivi sul territorio come Idea Pieroni, pluricampionessa italiana e tra le più forti saltatrici in Europa. Dopo un anno di gestazione il progetto va finalmente a buon fine anche grazie all'appoggio di Vincenzo Manes e della KME che ha sostenuto parte delle numerose spese necessarie. “Abbiamo investito tanto in questi due anni sul Campone, prima per riaprirlo e poi per realizzare la pista. Ora altre possibilità economiche di manovra non ci sono, ma la speranza è che lo sviluppo di questa realtà possa andare avanti già dal prossimo anno”: queste le parole del patron di Judo Club Ivano Carlesi, responsabile del progetto del Campone e promotore di tante nuove iniziative di crescita locale, tra cui la nuova proposta che vorrebbe portare alla realizzazione di un acqua park.

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