Vincenzo Manes

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Dynamo Camp diventa l'ateneo della solidarietà

Dynamo Camp diventa l'ateneo della solidarietà Ieri e oggi, sulla Montagna pistoiese, la presentazione dei nuovi progetti: gli imprenditori sociali di domani si formeranno a contatto con i piccoli

Gli imprenditori sociali di domani? Si creano a Dynamo Camp di Bimestre, sulla montagna pistoiese. Un percorso di alta formazione manageriale in imprenditoria sociale, organizzato da Fondazione Dynamo e fondazione Adriano Olivetti, in collaborazione con l’Università Bocconi di Milano, è la novità 2015 annunciata ieri da Vincenzo Manes, presidente della Fondazione Dynamo, e Serena Porcari, consigliere delegato, nel corso dell’Open day che questo weekend, come ogni autunno, di svolge a Limestre.

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"Qua la Social Valley italiana"

Sono 1.200 i bambini gravemente malati che nel 2014 hanno trovato sulle colline verdi di Limestre nell'appennino pistoiese un periodo di gioia spensierata come spetta a tutti i bambini ma che spesso a loro non tocca: tra le cure, pur necessarie e preziose, e i genitori comprensibilmente in apprensione.

Lo hanno trovato a Dynamo Campo, il primo Camp italiano di terapia ricreativa, nato sulle orme di quelli americani fondati da Paul Newman nel 2007, allo scopo di offrire gratuitamente ai ragazzini gravemente malati una settimana di allegria e vacanza come tutti gli altri bambini. Imparando a fare cose che mai si sarebbero immaginati di fare, spericolandosi in giochi, misurandosi in attività culturali e artistiche, in grande libertà ma anche sotto un controllo esperto e costante eppure leggero invisibile.

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Vincenzo Manes: "I 500 miliori per il terzo settore creano occupazione"

Manes: ”I 500 milioni per il terzo settore creano occupazione"

Intervista
MARCO CASTELNUOVO

Alla conferenza stampa dopo il Consiglio dei ministri, il presidente del Consiglio Matteo Renzi ha citato solo due persone: Renzo Piano, che lo aiuta sul piano scuola, e “il mio amico Enzo Manes” che gli ha suggerito il fondo per le imprese sociali, cinquecento milioni per il terzo settore: “il fondo per non toccare il fondo”, lo slogan di Renzi. Manes è presidente e amministratore delegato di Intek società quotata in Borsa, e un imprenditore sociale: è il papà del Dynamo Camp, campo di Terapia Ricreativa, attivo in Italia dal 2007, appositamente strutturato per bambini affetti da patologie gravi o croniche. “La mia ispirazione nasce da un'analisi della realtà. Io stesso sono stato ispirato da una visione che ho sia da imprenditore profit sia da imprenditore sociale”.

Arrivare lì dove lo Stato non riesce più ad arrivare.
“Non solo: è al tempo stesso un problema di coprire zone di intervento nel welfare e una soluzione conveniente per lo Stato perché costa meno”.

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La sfida delle imprese sociali per creare lavoro: la proposta di Vincenzo Manes

“La sfida delle imprese sociali” Firenze e la strategia per il futuro: parla Vincenzo Manes

“Le imprese sociali e l'industria della bellezza. Solo così si crea lavoro”

Vincenzo Manes: “Firenze può essere laboratorio”

La Nazione ha raccolto la sollecitazione del presidente dell'Osservatorio Giovani-Editori Andrea Ceccherini per un confronto sul futuro della città. Oggi a dare le sue ricette per la crescita di Firenze è Vincenzo Manes,presidente e A.D. del gruppo Intek, che controlla la multinazionale del rame Kme. Manes è anche presidente della Fondazione Dynamo.
Nella galleria dei protagonisti del dibattito Lamberto Frescobaldi, Paolo Fresco, il cardinale Giuseppe Betori, Matteo Renzi, Jacopo Morelli, Ferruccio Ferragamo, padre Bernardo Gianni, Giorgio Albertazzi, Piero Antinori, Lorenzo Bini Smaghi, Lucia e Alberto Aleotti, Massimo Messeri, Marco e Leonardo Bassilichi, Paolo Barberis.
di PINO DI BLASIO

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Tassa sulla ricchezza finanziaria per rilanciare lavoro e innovazione

di VINCENZO MANES

Caro direttore, i documenti ufficiali del governo italiano e delle istituzioni europee sottolineano l'urgenza di una svolta politica che abbia al centro il lavoro.

Il problema è che quando si passa alle proposte concrete tutto ricade in provvedimenti parziali, aggiustamenti marginali. Si è deciso di usare il cacciavite, come ha efficacemente scritto Dario Di Vico sul Corriere del16 giugno per descrivere il «decreto del fare» del governo Letta e che vale anche per le decisioni del Consiglio europeo di Bruxelles. Tutto giusto, certamente, ma l'impressione è che siano assolutamente parziali, non tali, comunque, da essere adatte ad imprimere quella svolta decisa richiesta dalla drammaticità della situazione. Il mantra della crescita, recitato ormai in ogni consesso, è ormai diventato per l'appunto un mantra senza conseguenze effettive. Il pericolo è che si coltivi la falsa illusione che la ripresa della crescita porti con sé, automaticamente, l'aumento dell'occupazione. Non è vero, e gli esempi statunitensi e anche di molte economie emergenti dimostrano il contrario.

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Obbligazioni per opere sociali così la finanza «buona» fa crescere

La (cattiva) finanza è stata all'origine della Grande Crisi.

Possiamo immaginare oggi una finanza «buona», che aiuti a creare crescita e lavoro? Forse sì. I principali strumenti attraverso cui attivare il circolo virtuoso si chiamano social bond, obbligazioni con finalità sociali. Su iniziativa del premier britannico David Cameron, se ne è discusso anche al recente vertice del G8.

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