Vincenzo Manes

Così si può rilanciare il servizio civile per i Giovani

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COSÌ SI PUÒ RILANCIARE IL SERVIZIO CIVILE PER I GIOVANI

di ENZO MANES*

 

Caro Direttore, 

di servizio civile negli ultimi anni si è parlato poco o nulla. E purtroppo non basta da sola la bella iniziativa dei festeggiamenti del 2 giugno che la Camera gli ha dedicato per cambiare questo dato di fatto. 

Sia che se ne proponga l'obbligatorietà, come sostiene Salvini, o lo si concepisca nei termini di un diritto universale dei giovani, come scrive Vita, il problema di cosa fare di questo istituto va affrontato, anziché tenerlo in vita con la respirazione artificiale. La legge-delega sul terzo settore riafferma l'idea che c'è un tempo della vita di un giovane che può essere dedicato utilmente all'impegno sociale. È un buon punto di partenza, purché si riesca a renderlo un impegno utile. 

Purtroppo l'impronta ideale dell'obiezione di coscienza, che aveva generato l'onda su cui il servizio civile è arrivato ai giovani italiani, con il tempo è venuta scemando. Lo testimonia il calo dei partecipanti: tra il 2006 e il 2013 sono diminuiti da 57 mila a 16 mila unità. E se si ascolta l'opinione dei giovani che ci sono passati il quadro non è molto confortante. A differenza di quanti si rivolgono al servizio civile internazionale, le esperienze domestiche sono troppo spesso vissute come dei surrogati degli stage aziendali, o delle occasioni per portarsi a casa un piccolo salario. Con il rischio di mandare disperse molte energie. Per questo motivo la discussione oggi deve riguardare ciò che va fatto perché riacquisti senso. Evitando che, un istituto chiamato servizio civile, sia vissuto come un'esperienza priva di valore o, peggio ancora, come il manifesto del suo opposto: un servizio «incivile». Il contrario di un impegno di crescita personale in cui si matura il senso di responsabilità nei confronti della società. 

L'Italia è un Paese che ha molto da offrire a un giovane che voglia dedicare un anno della propria vita, nella fase incerta del passaggio dagli studi al lavoro, per farsi un'idea di come funziona la realtà sociale. Il terzo settore, ad esempio, con le sue quasi 300 mila organizzazioni, è un campo infinito di occasioni per entrare in contatto con bisogni e situazioni che non dovrebbero mancare nel bagaglio di cultura civica di nessun cittadino. Il punto, dunque, sta proprio qui. Il servizio civile andrebbe concepito e organizzato come un potente antidoto al disinteresse per il bene comune. Se lo si vuole autenticamente «servizio» e realmente «civile» non ci si può affidare esclusivamente all'iniziativa delle singole organizzazioni. Al servizio civile andrebbe piuttosto dedicato un progetto-Paese che ne definisca in modo pubblico e trasparente lo scopo e le priorità. Che sia capace di creare senso di appartenenza e orgoglio in chi questo servizio lo presta. Pochi, essenziali interventi potrebbero contribuire a invertire da subito la tendenza e rilanciare il servizio civile.

 

1. In primo luogo occorre uno sforzo per far conoscere meglio questa modalità di impegno.

Con una campagna promozionale che preveda una vasta mobilitazione di risorse. La nuova

legge avrà successo se riuscirà a creare questa mobilitazione. Se sarà la leva per un programma attorno al quale far convergere istituzioni pubbliche e organizzazioni private, e le relative risorse (sono convinto che il rilancio del servizio civile potrebbe avvenire senza aggravio per le casse dello Stato).

 

2. E', inoltre, necessario creare un soggetto che promuova e dia impulso. Non un ufficio che si limiti a smistare pratiche ma un Istituto per il servizio civile con capacità strategica e poteri di intervento. In grado di: 

  • selezionare i settori prioritari verso cui orientarsi; 
  • scegliere con cura le organizzazioni che accolgono i partecipantial programma, perché non ci deve essere nessun dubbio che l'attività sia coerente con le finalità del servizio; 
  • offrire formazione, creando una scuola che studi e diffonda i migliori modelli; 
  • monitorare costantemente lo sviluppo del programma aggiustando il tiro in funzione dei risultati. 

Tutto ciò si può realizzare attingendo alle risorse economiche esistenti che, a fronte di un servizio civile davvero utile, possono essere integrate senza troppe difficoltà dal contributo degli enti ospitanti.

Chi presta servizio civile, dunque, sarà riconoscibile come parte di un progetto di volontariato civico nazionale e non più «privatizzato» dalle organizzazioni in cui è ospitato

(magari come risorsa umana a basso costo). Del resto non è un caso che si parli di servizio civile nel quadro di una legge delega che ha come oggetto il terzo settore. Nelle associazioni di volontariato, nelle cooperative sociali, nelle imprese che, senza scopo di lucro, si occupano di generare benefici per la comunità esistono già centinaia di migliaia di persone, tra cui molti i giovani, che spontaneamente e senza pubblicità dedicano il proprio tempo a obiettivi di interesse generale. Non sarebbe straordinario se questa corrente di energia positiva si amplificasse con il concorso di uno strumento istituzionale come il servizio civile?

 

*Consigliere pro bono

del presidente del Consiglio

per il terzo settore