Vincenzo Manes

Una mini patrimoniale volontaria sulla ricchezza finanziaria: la proposta di Enzo Manes

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La tematica e scottante ma il dibattito è povero di idee pratiche e soluzioni sostenibili economicamente. Imprenditore e filantropo, dall’impegno in Dynamo Camp alla riforma del Terzo Settore con l’istituzione e la presidenza di Fondazione Italia Sociale, Vincenzo Manes è da sempre attento alle tematiche della cooperazione tra privato e pubblico in vista di obiettivi di interesse collettivo nazionale.

Negli articoli pubblicati sulle due testate nazionali Manes non perde occasione per sottolineare il rischio di un approccio individualista alle problematiche e alle paure che affliggono il popolo italiano: la precarietà del lavoro, la povertà, la perdita d’identità minacciata dall’immigrazione. Il quadro sociale restituito è quello di un’Italia involuta su se stessa, trincerata dietro un istinto di autodifesa che colpisce ogni categoria penalizzando inevitabilmente ogni iniziativa di cooperazione in vista di un bene comune.


La presa di coscienza proposta da Manes parte da dati concreti: tra i paesi con maggiore popolazione, l’Italia ha una ricchezza netta media familiare relativamente elevata nel confronto internazionale (275.200 euro). Il totale complessivo supera i 10mila miliardi euro. Tale valore in costante crescita tuttavia coincide con l’aumento del numero delle famiglie che vivono in stato di povertà. Una ricchezza finanziaria netta che cresce, ma suddivisa tra un numero sempre più ristretto di soggetti con le inevitabili conseguenze in termini di sfiducia dell’opinione pubblica nei confronti delle istituzioni e di una sempre più evidente crisi della coesione sociale.

La proposta “Unopermille”

Di fronte all’insufficienza degli strumenti tradizionali destinati a tutelare lo stato economico delle famiglie, Manes propone di responsabilizzare i cittadini in funzione di un interesse collettivo. La ricchezza finanziaria delle famiglie italiane può diventare strumento per contrastare il senso di insicurezza sociale, migliorare la qualità della convivenza civile, potenziare i servizi sociali.

La proposta consiste nella formazione di un fondo nazionale alimentato dal prelievo dell’uno o del due per mille sulla ricchezza finanziaria degli italiani. Le risorse raccolte saranno destinate a progetti del settore sociale, con il coinvolgimento di organizzazioni non profit, nel comune interesse di creare nuova occupazione contribuendo contemporaneamente al miglioramento della qualità della vita associata.
Mettere in gioco una minima parte delle proprie risorse finanziarie non è solo una scelta altruistica, secondo Manes: questa difende anche il legittimo interesse degli italiani alla tutela dei propri risparmi, inevitabili vittime di un periodo di instabilità che può essere affrontato solo con una presa di coscienza sociale.

Un impegno modesto da parte degli italiani che permetterebbe però di raccogliere tra i 5 e i 10 miliardi di euro, una cifra in grado di finanziare un piano strategico per sostenere la crescita delle attività del Terzo Settore, area strategicamente rilevante non solo dal punto di vista sociale ma anche per i numerosi posti di lavoro attivabili.

Fondazione Italia Sociale è il prototipo della tipologia di soggetto che potrebbe essere incaricato di realizzare un progetto del genere: una fondazione nazionale, non profit e vigilata dallo Stato, in grado di garantire omogeneità nella distribuzione delle risorse, rapidità ed efficacia di esecuzione perché competente nelle modalità di azione imprenditoriali.

Negli articoli pubblicati Vincenzo Manes conclude sottolineando la sostenibilità di una proposta del genere anche per quanto riguarda la Manovra Finanziaria: a differenza degli strumenti previsti dalla Legge di Bilancio attualmente in discussione, l’Unopermille non graverebbe sul bilancio dello Stato incontrando anche il favore delle autorità europee.