Vincenzo Manes

Vincenzo Manes: la proposta di un IRI del sociale per creare occupazione

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La lettera del governatore

“SI’ AIL'IRI DELLE ECCELLENZE PER CREARE OCCUPAZIONE”

L'idea di un fondo che non vada alle istituzioni, ma investa in capitale umano, in qualità ed eccellenze, su “cose che altri Paesi non hanno, come arte, cultura, paesaggio e sociale”. E’ assai interessante anche per la Toscana. Manes fa riferimento a una esperienza concreta e di grande valore, come Dynamo Camp, per pensare allo sviluppo di una economia sociale che potrebbe dare lavoro a migliaia di persone. Il suo non è l'atteggiamento di chi punta a privatizzare ciò che è pubblico per fare profitti (come tante volte è accaduto nell'imprenditoria italiana) ma è quello di chi, più semplicemente e senza chiedere
nulla, mette a disposizione il suo know-how per produrre impresa sociale. Provo subito ad estendere la sua proposta: se le Fondazioni e i proprietari di grande ricchezze volessero contribuire a questo fondo è evidente che, anche utilizzando il Fondo sociale europeo di cui parla lo stesso premier Enrico Letta, la Regione potrebbe contribuire in modo significativo. Chiederò su questo un incontro a Manes,
per verificare se si possono mettere in piedi iniziative concrete che potrebbero entrare nel programma per la crescita che intendo presentare prima della pausa estiva e su cui mi sono già confrontato con le forze sociali. Voglio subito aggiungere però che questa volta non finirà come per la società unica per la gestione degli aeroporti di Firenze e Pisa, che ho provato a promuovere ricevendo, per tutta
risposta, una sventagliata di critiche da ogni dove. Ora faremo la holding, ma non sfugga il sentimento di amarezza che provo, perchè si va troppo lenti mentre invece bisogna fare velocemente cose concrete per dare risposta al bisogno di lavoro.
L'altro punto importante dell'intervista è relativo all'ipotesi di cogestione delle fabbriche, per tanto tempo rifiutata e ostacolata a destra come a sinistra, ma che (non dobbiamo dimenticarcelo) è prevista nell'articolo 46 della Costituzione, nel quale “la Repubblica riconosce il diritto dei lavoratori a collaborare, nei modi e nei limiti stabiliti dalle leggi, alla gestione delle aziende”, e che consentirebbe
di traghettare il Paese verso relazioni industriali pi˘ avanzate.
In Toscana ci sarebbero tutte le condizioni per provare ad attuare questo principio: penso a quel substrato storico e materiale per cui lavoratori e imprenditori delle Pmi vivono i problemi del lavoro e della produzione fianco a fianco, si conoscono e si stimano reciprocamente; o al fatto che siamo la prima regione nell' applicazione dei contratti di solidariet‡ che noi stessi, come ente Regione, supportiamo. Penso insomma che si possano realizzare con gradualit‡ esperienze di solidarietà, anche grazie all'accordo da poco siglato tra sindacati e associazioni di categoria sulla rappresentanza. Ma non vorrei invadere il campo dei sindacati. Mentre invece, da politico, dico che sarebbe bello che il Pd si battesse per dare vita ad una legge che consenta di applicare l'art. 46 della nostra Costituzione.
Infine, trovo stimolante dal punto di vista politico un passaggio di Manes che riguarda l'idea di un impegno nel sociale, nella politica, di un imprenditore che ha accumulato con il suo lavoro tanta esperienza internazionale. Il fatto che una persona come lui, “per egoismo” (sono parole sue), voglia misurarsi con la dimensione politica, pone alla politica stessa un problema serio a cui dare
risposte concrete. » un problema per tanti aspetti inedito. Ma Manes, per quanto conosco, non è il solo a sentire questa vocazione di fare qualcosa per gli altri. E ovvio che a queste persone non possono essere proposti i consueti canali dell'impegno in un partito o in una giunta, e meno ancora in un'assemblea elettiva. Sono uomini del fare e le istituzioni devono predisporsi ad offrire loro di fare cose
concrete. Sarebbe davvero uno spreco se non riuscissimo ad intercettare questa disponibilità. Naturalmente, come si direbbe anche negli Usa, con la capacità di distinguere in modo rigoroso i legittimi intessi privati di queste persone dal loro impegno per il bene comune.
Piuttosto che cercare politici che fanno finta di somigliare agli imprenditori o imprenditori che diventano politici assumendone tutti i vizi, sarebbe bene pensare a un modello diverso di utilizzo di competenze di imprenditori che, per altruismo o generosità, vogliono fare qualcosa per gli altri. Questo farebbe bene alla democrazia e la Toscana può fare da apripista.