Vincenzo Manes

Vincenzo Manes propone un fondo di investimento per rilanciare i 40enni

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Fondo d'investimento per rilanciare i 40enni
di Vincenzo Manes VICE-PRESIDENTE ESECUTIVO KME

“Chiunque abbia costruito un impero o cambiato il mondo è stato seduto lì dove lei è adesso. E’ proprio perchè era seduto lì che è riuscito a farlo. E’ la verità”. E la frase che Ryan Bingham, il tagliatore di teste del film Tra le nuvole di Jason Reitman ripete quasi come un mantra ai suoi interlocutori, annunciandogli il licenziamento.
Sul momento, la frase sembra strumentale alla necessità di liberarsi di un dipendente. Ma l'eco delle ultime tre parole - “E' la verità” -lascia sospeso,in chi assiste al film, il giudizio definitivo sulla buona fede di Bingham.
L'Italia non è l'America. Certo la frase è lo specchio di quell'American dream che, sebbene ridimensionato dalla crisi, è ancora parte integrante della cultura e del modo di fare business d'oltreoceano. Difficile, insomma,immaginare un Ryan Bingham italiano: in Italia le regole del gioco sono diverse. Se la speranza di ricollocarsi è legittima negli Usa, non altrettanto si può dire da noi, doveil mercato del lavoro è chiuso all'innovazione strutturale. La disoccupazione è il nodo del decennio e oggi, che celebriamo la Festa del lavoro, lo sentiamo con ancora maggior ansia. La congiuntura economica porta a una riflessione specifica sulla disoccupazione. Tutto sembra confermare che questo sarà il problema del decennio appena iniziato. Per l'Istat, nel 2009, il Pil è sceso del 5 per cento. In gran parte a causa del calo della domanda interna, strettamente legata all'aumento della disoccupazione. L'Ocse conferma che il tasso di disoccupazione è in drammatica crescita e ha raggiunto nel febbraio
del 2010 l'8,5 per cento. Dietro ai numeri si nasconde poi un quadro sociale complesso. Molti sono costretti a un repentino cambiamento di status, e spesso con famiglia e mutuo da pagare. Un profilo reso ancora più socialmente oneroso dalla discriminazione anagrafica che già gli over 35enni affrontano nei tentativi di ricollocarsi. Tutto in un quadro di misure di stimolo a consumi e occupazione fortemente condizionato dal pesante fardello del debito pubblico. “Crisi-opportunità: un binomio scontato? Chi perde il lavoro tra i 40 e i 50 anni ha sviluppato capacità multiformi, ha un'esperienza consolidata, in termini sia professionali che relazionali.
Possiede cioè un enorme potenziale per l'avvio di una nuova attività. Aspetti a cui si aggiunge ciò che è ormai riconosciuto come l'elemento fondante della cultura economica nazionale: l'imprenditorialità. Nonostante la crisi, le difficoltà di accesso al credito, la contrazione della domanda, abbiamo conservato un saldo positivo in termini di natalità aziendale. Una tenuta straordinaria, che conferma la forte propensione all'imprenditorialità del paese. L'idea: il punto di partenza è un forte stimolo al cambiamento, una piccola rivoluzione. L'obiettivo è far percepire ai "fuoriusciti" dal mercato del lavoro che la loro condizione non è una condanna senza appello, ma può essere una reale opportunità imprenditoriale, da costruire su una competenza, su una determinata lettura del mercato competitivo o su una buona idea. Lo strumento ideale: un fondo di investimento.
Per dare respiro -in termini di risorse ed expertise - ai progetti imprenditoriali che potrebbero nascere dalle "vittime" del film di Reitman Ë probabilmente un normale fondo di private equity o di venture capital anche se con sue specificità. Con una dotazione iniziale tra i 50 e i 100 milioni di euro, è possibile far nascere 30-50 nuove imprese creando valore e lavoro.
Le risorse:quali azionisti? Innanzitutto privati: l'assunto alla base di un fondo simile è che dalla creazione di nuove imprese derivi un effetto vitalizzante per tutto il contesto in cui si sviluppano. Anche se questa iniziativa non arriverà a incidere profondamente sulle variabili macroeconomiche del paese, ogni nuova impresa sarebbe un potente segnale, oltre che un vantaggio concreto, per la comunità in cui è inserito. Al privato si dovrebbe poi affiancare il contributo pubblico. Si pensi alla Cassa integrazione guadagni. E’ uno strumento fondamentale per dotare molte piccole e medie imprese del respiro necessario per affrontare la crisi. Se però una parte di quelle risorse, anche modesta, venisse utilizzata non per salvare un posto di lavoro ma per crearne di nuovi, attiveremmo un circolo virtuoso di eccezionale efficacia, sia simbolica che pratica.
Tra le alternative alla Cassa si può ipotizzare l'utilizzo del Fondo per lo sviluppo delle Pmi attivato dal ministro Tremonti.
L'operatività: quali gestori? Come in ogni fondo di private equity, sarà essenziale la qualità del team di investimento. La sua funzione primaria è la selezione dei progetti d'impresa, dal momento che una sussidiarietà non selettiva comporterebbe elevati costi in termini di efficienza del mercato. Essenziale poi il supporto gestionale ai neoimprenditori. L'expertise dei candidati, irrinunciabile nello sviluppo dell'idea di business, dovrà essere sostenuta da competenze manageriali di assoluto livello.
La performance: quali ritorni? Oltre alla capacità di creare valore, il fondo dovrà generare ritorni sufficienti per garantire continuità al futuro dell'attività. Penso a un Irr intorno al 5-7%, reinvestendo interamente il ricavato per promuovere nuovi progetti imprenditoriali. Il mio gruppo potrebbe essere uno dei primi sottoscrittori del fondo. E se si trovassero altri, anche pochi, investitori pubblico-privati la piccola rivoluzione diventerebbe realtà.